UN MARE DI PLASTICA

UN MARE DI PLASTICA

I dati del censimento divulgato dall'OGS dei rifiuti di plastica presenti nei mari italiani con particolare attenzione su Adriatico e Ionio. Secondo l'Onu la plastica negli oceani è uno dei più gravi rischi per il futuro del pianeta.

Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS)

Il problema dei rifiuti scaricati in mare emerge come uno dei più gravi rischi per il pianeta su scala globale. I milioni di tonnellate di rifiuti gettati in mare sono composti in gran parte da materie plastiche. La produzione mondiale di plastica è passata dai 15 milioni del 1964 agli oltre 310 milioni attuali. Ogni anno almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani e si stima che vi siano più di 150 milioni di tonnellate di plastica negli oceani. Secondo le Nazioni Unite, se non si interviene subito, nel 2050 in mare ci sarà più plastica che pesci.

ORIGINE DEI RIFIUTI DI PLASTICA

Si valuta che oltre l'80% dei rifiuti marini provenga dalla terraferma (fiumi, scarichi industriali e fognari, abbandono sulle spiagge) e il restante 20% dalle attività umane in mare (navi, pesca, piattaforme). Secondo le stime, la maggior parte dei rifiuti (oltre il 90%) sprofonda sui fondali, il 5% circa si deposita sulle spiagge e solo l’1% galleggia in superficie.

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Pesca e plastica (foto Tiziana Chieruzzi)

 

RICERCA ITALIANA PER IL MARE

Per questo motivo, nell'ambito del progetto Ritmare (La Ricerca Italiana per il Mare) che prevede la mappatura dei fondali, sono stati censiti i rifiuti presenti nei mari italiani. Il progetto Ritmare, finanziato dal MIUR nel quinquennio 2012-2016, ha visto la partecipazione di Enti di Ricerca, tra cui l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), e Università italiane con l’obiettivo di implementare una politica marittima e marina integrata e rafforzare la capacità dell'Europa di far fronte alle grandi sfide legate al cambiamento climatico e al degrado dell'ambiente marino.

IN PERICOLO TUTTO IL MEDITERRANEO

I risultati ottenuti dal progetto Ritmare, associati  alle informazioni provenienti da diversi progetti di ricerca che hanno coinvolto la comunità scientifica italiana, hanno confermato il ruolo determinante svolto dalla conformazione geologica dei fondali (presenza di canyon sottomarini, inclinazione delle scarpate) nella ridistribuzione dei rifiuti marini, che sono stati osservati anche alla profondità di 1400 m nel Mar Ionio. Quest'ultima scoperta, fatta grazie alle più recenti tecnologie che hanno permesso di mappare aree profonde difficilmente accessibili, sottolinea il rischio che corre anche il Mediterraneo, dove sono presenti circa 600 canyon profondi che fungono da corridoi di collegamento tra le zone costiere e il mare profondo mettendo in comunicazione aree ad alta antropizzazione con zone remote e ancora incontaminate.

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PLASTICA NELL'ADRIATICO

Un quadro della situazione dell’Adriatico viene dal programma di cooperazione Ipa-Adriatico che ha finanziato DeFishGear, progetto pilota di 3 anni (2013-2016) che ha realizzato il primo monitoraggio dei rifiuti marini dell’intero bacino Adriatico-Ionico focalizzandosi sui rifiuti galleggianti ma anche su quelli presenti su spiagge e fondali e nei pesci. Sono stati effettuati campionamenti nei sette i Paesi coinvolti nel progetto (Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro e Slovenia). Sulle spiagge sono stati reperiti, in media, 658 oggetti ogni 100 m. Sulla superficie del mare sono stati osservati di media 332 rifiuti galleggianti ogni km2, mentre sul fondo del mare sono stati trovati di media 510 oggetti ogni km2 (con punte di oltre 1000 rifiuti per km2 nel Golfo di Venezia). Una percentuale variabile tra il 33 e il 39% dei rifiuti proviene dalle coste e da pratiche inefficienti di gestione dei rifiuti, turismo e attività ricreative. Le attività legate al mare (trasporti via mare di merci e passeggeri, pesca sportiva e commerciale, acquacoltura, ecc.) contribuiscono al numero di rifiuti trovati con percentuali che vanno invece dal 6,3% al 23%. Anche nel Golfo di Trieste i rifiuti  sono costituiti in prevalenza da plastica e sono maggiormente concentrati in prossimità degli scarichi antropici o fluviali.

COMPOSIZIONE RIFIUTI E RIMEDI

La composizione dei rifiuti marini di materiale plastico riguarda bottiglie, cassette di frutta, sacchetti, sferule, materiale da imballaggio, cotton fioc, rivestimenti da costruzione, recipienti, polistirolo, nastri e reti da pesca. Di fronte a questo contesto, la strategia proposta fa leva sulle tre R: riduzione, riciclo e riuso. 

Riduzione della produzione di rifiuti, ad esempio evitando materiali e confezioni monouso, che devono essere gettate dopo un solo utilizzo. Riciclo: promozione di uno smaltimento consapevole dei rifiuti in modo che possano essere trasformati in materiali con un nuovo ciclo di vita e di utilizzo. Riuso: adozione di contenitori o oggetti che possano essere impiegati più volte e per più scopi. Per questo motivo OGS insieme ad altri Enti ha deciso di promuovere la diffusione di questi temi, attraverso conferenze e dibattiti pubblici, per contribuire a creare attenzione su un fenomeno che sta diventando un'emergenza e favorire un cambiamento consapevole e responsabile nelle nostre abitudini quotidiane.

Esempio concreto di tale attività, è stato l’incontro Un mare di plastica: inquinamento delle acque, conseguenze sulla catena alimentare dell’Adriatico, del 16 gennaio 2018, organizzato da AIDDA FVG, Associazione Imprenditrici Donne e Dirigenti d’Azienda, al quale ha partecipato la Presidente di OGS, Dott.ssa Maria Cristina Pedicchio, socia AIDDA, la Dott.ssa Paola Del Negro e il dott. Tomaso Fortibuoni di OGS. 

 A cura dell'ufficio stampa OGS

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18/04/2018

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